Thursday, 10 August 2017

Viterbo 1 agosto 2017

Partenza da Montefiascone

Se sulla carta questa tappa era niente di che, si è rivelata invece parecchio tosta. Non posso dire micidiale, perché ho imparato a dare il giusto peso alle tappe della Francigena, ma di sicuro una tra quelle che ricorderò, complice il caldo eccezionale di questi giorni e la pessima strategia usata. Richard e Anita dettano i tempi. Richard vuole uscire la sera e bere vino e birra fin che può, ovvio che la mattina non vuole partire presto, Anita è una valchiria indistruttibile che marcia senza sosta e senza stanchezza, con un ginocchio fasciato perché ha male e non oso immaginare di cosa sarebbe capace senza. Io e Keyes posso dire che siamo a rimorchio, infatti siamo sempre dietro, ma lui è giustificato perché ha 74 anni, io sono una pappamolla. 

Stamattina siamo usciti alle 6.30 perché la tappa è tutta in discesa con solo breve tratto in salita, in teoria una scampagnata. Dopo una sosta per la colazione sulla strada, perché non ci sono bar lungo il percorso, abbiamo proseguito. Keyes ha una resistenza invidiabile e non solo per la sue età. Saranno i trascorsi militari, l'anno in Vietnam in cui ha comandato un piccolo battaglione, ma cammina come se ne avesse venti. Per la prima parte del viaggio è sempre davanti, poi la stanchezza cede e rimane indietro, ma cammina senza l'aiuto dei bacchetti, fa le salite con passo svelto perché dice che in Vietnam c’erano sempre le top of the hill da fare, e se rimane indietro va veloce per recuperare. Io non ce la farei. Tante volte si ferma, noi andiamo avanti a passo di Anita e poi ce lo troviamo dietro che arranca ma ci ha ripreso. 

Siccome è stato molto gentile con me quando sono stata poco bene, mi sento in dovere di avere un occhio di riguardo, d'altronde è pur sempre una persona di una certa età e ricordo le loro parole that’s what pilgrims do, questo è quello che fanno i pellegrini. Oggi ad un certo punto Richard e Anita erano davanti e Keyes è rimasto indietro, ha detto che voleva riposarsi un po'. Io l'ho aspettato ma lui è stato irremovibile e mi ha detto di andare avanti. Allora mi sono messa in cammino.

Pensavo che avessi imparato a leggere i segnali ma non è vero. Ad un certo punto c'era una curva da fare, che io non ho visto e ho continuato ad andare avanti, avanti, avanti, non finiva più quella maledetta strada sotto quel sole del deserto.
Dopo alcuni chilometri ho capito di aver sbagliato perché nonostante andassi il più veloce che potevo non vedevo le sagome di Anita e Richard in lontananza. Stavo costeggiando un dannatissimo campo volo, non c’era nessuno nei paraggi, solo campi coltivati, un gregge e una discarica puzzolente vicino al ciglio della strada. Avevo poca acqua e chiedevo alle macchine che passavano se quella fosse la Francigena per Viterbo “Certo, certo” mi dicevano tutti sti idioti. Se non lo sai, non dare indicazioni sbagliate, cretino che non sei altro. 

Ma io non lo sapevo e non potevo fare altro che continuare lungo quello stradone lunghissimo, polveroso e cocente. Cosi la mia mente ha cominciato ad arrovellarsi.

Mi chiedevo cosa mi avesse spinto a fare la Francigena, quale motivazione, pensiero, scopo. 
Per trovar una meta? Mmmm, non fa per me. Per il piacere di camminare? Mmmm, posso farlo anche a casa, faccio 5 km poi sono sul divano a guardare la TV. Per il piacere di vedere posti nuovi? C'è la Ryanair. Per il piacere di sapere che sei il primo che attraversa il bosco perché le ragnatele ti si appiccicano alla faccia? Mmmm. Per il piacere di sentire l'aria fredda del mattino diventare calda come un forno dopo poco? Per il piacer di sentire l'amaro del tuo sudore correre lungo il naso e fermarsi sulle labbra, o sulle braccia, e dovunque tu abbia un pezzetto di pelle? Mmmm. Per il piacere di aver le gambe di marmo e girare come Robocop dopo che sei stata seduta cinque minuti? Mmmm. Quale strano, assurdo, folle piacere ti spinge ad andare avanti nonostante la sete, le gambe e la schiena doloranti, la fatica del viaggio? La meta? Mmmm, il giorno dopo ne hai un'altra diversa che devi inseguire e raggiungere con lo stesso sudore e fatica. La compagnia? Non so, quest’armata Brancaleone è strana, eterogenea e insolita.

Ma mentre ero là e mettevo un passo davanti all'altro, pensavo che dopo quell'albero, quella curva, quella collina, quel masso, quella casa in lontananza ci poteva essere l'approdo o se non quello, almeno un ristoro, un punto in cui sedersi. Fai fatica, ma vai avanti perché non puoi fare altro.

E ti chiedi perché sei stata così scema da dire che avresti rifatto la Francigena, che cavolo ti è venuto in mente, ti dici che se tu fossi stata zitta nessuno se ne sarebbe ricordato, ai tuoi figli non importa un fico secco che tu dimostri che porti a termine un progetto, non importa nemmeno del blog perché non ci scrivi, l'hai messo privato e loro manco se ne sono accorti, quindi non lo leggono di sicuro, e sai benissimo che se tu non fossi stata così cretina adesso staresti in piscina o in giro per shopping coi saldi.

Ma ormai è fatta e non te importa niente dell’integrità morale; vorresti trovare qualcuno che ti scarrozza fino davanti al posto in cui dormi, magari in una macchina col clima, ma tutte vanno nella direzione opposta e le maledici tutte e pensi che tutti si imbucano per quel cazzo di strada dalla quale tu vuoi uscire, così fermi il primo che va nella tua direzione e ti dice che non ha tempo di ascoltarti e l'altro non ha posto perché ha la macchina piena di legname. Tu staresti anche sopra i ceppi di legno appuntiti, di sicuro più comoda che a camminare sulla strada, ma lui e sua moglie, sono comunque gentili perché se non altro ti offrono quel poco di acqua che hanno "ci abbiamo bevuto noi in quella bottiglia". In questo momento li ammazzo io tutti i germi, te la scoli tutta e continui a camminare.  

Non so per quanto tempo sono stata in questo stato, ma a me è sembrato davvero tanto.
Mentre mi maledicevo da sola, ho fermato un’altra macchina, si è abbassato il finestrino e un australopiteco mi ha grugnito “Nussò gniente. L’hoggià detto ar tuo amico diddietro” ed è ripartito. Ma vaffanc...!

Che anche Keyes avesse sbagliato strada e fosse lui dietro di me? Quando mi ha visto ha cominciato a sbracciarsi, forse perché anche lui pensava di dover uscire da quell’inferno da solo. Mi ha detto allarmato “Adesso che facciamo?”
In quel preciso istante ho capito che stava crollando e non me lo potevo permettere. Così l’ho guardato negli occhi e gli ho detto “Quando eri in Vietnam, come facevi a portare i tuoi uomini fuori dalla giungla?”
“Dead reckoning…”
Dead reckoning???”
“Dead non nel senso di morto ma dead-on nel senso di giusto, azzeccato, poi con una bussola, guardando la posizione del sole, le mappe…”
“Puoi rifarlo?”
“Certo!”

Con la destrezza di un adolescente si è messo a sciappinare col suoi Iphone, si è scaricato una app che faceva da bussola, ha cominciato a guardare il sole, la mappe che avevamo, girare per cercare un punto di riferimento, sentire l’aria. In quel momento io ho capito perché le donne non vanno in guerra. Semplice, si perderebbero e non tornerebbero più indietro. 
Lui invece ha deciso che dovevamo prender uno stradello insignificante e dopo circa un kilometro siamo sbucati su una mega circonvallazione all'altezza di un centro commerciale. Mi sono sentita come Dante quando è uscito dall'inferno.

Mente io guardavo incantata il centro commerciale e sognavo il fresco dell’aria condizionata, lo sguardo allenato di Keyes ha mappato il territorio alla ricerca del punto più strategico nel quale appostarci per definire la strategia successiva: il bar coi tavolini all’ombra in cima alla strada. A quel punto sono stata io a dire “let’s get to that damn top of the hill”.

Devo aver scioccato la barista perché dopo il terzo bicchiere d’acqua che mi scolavo in un nanosecondo mi ha offerto tutta la bottiglia. Keyes si è fatto due birre, due fante e due gelati extra large. Alcuni avventori si sono impietositi di noi e si sono dati da fare per indicarci la strada.

Ovviamente se chiedi a tre uomini le indicazioni stradali, ti dicono di fare tre strade diverse e ognuno è convinto della sua. Dopo lungo conciliabolo abbiamo preferito quella più lunga ma che ci avrebbe permesso di attraversare con un modesto grado di sicurezza la circonvallazione, il che ovviamente prevedeva di scendere dalla collina a risalire su un’altra collina perché, ovviamente, Viterbo si trova su una collina.

Saranno anche belle le collinette e le montagnole, ma vi assicuro che se le devi fare tutte, su e giù in continuazione, a piedi e sotto il sole, cominci a cambiare idea. 

Non so in che condizione siamo arrivati al b&b e dietro di noi sono spuntati Richard e Anita che erano in un bar a bersi una birra. La nostra stanza è a dir poco microscopica e il b&b claustrofobico, siamo cinque persone in due stanzette per le bambole “siamo nel quartiere medioevale, le case sono piccole…” E dircelo prima, no? Io, Anita e Keyes dormiamo nell’unica stanza al piano di sopra, Richard e Luigi nell’unica di sotto, in cucina.

Oggi non me ne va bene una. Mentre mi stavo facendo la doccia ho sentito delle voci in camera così non sono potuta andare a prendere lo shampoo che mi ero dimenticata, e mi sono lavata i capelli col sapone di Marsiglia, come fanno i maschi. Poi il phon ha smesso di funzionare mentre me li stavo asciugando e in sta  casa non c’è uno specchio. 
Sembrerò Maga Magò, ma oggi non me ne frega niente. Non ho neanche voglia di andare in giro e fare la turista, mi sono venute fuori altre due vesciche e non devo sforzarle. Oggi sono stanca e mi riposo. 

Ancora non ho trovato il piacere della Francigena, so solo che quando arrivi alla tappa e vedi il timbro sulle tue credenziali è un po' come quando vedevi il prof mettere il voto sul tuo libretto all'università, tutta la fatica cominciava a sciogliersi. Dopo una doccia, mentre stendi la roba ad asciugare per il giorno dopo, pregusti il riposo. E ti prepari mentalmente per la prossima. E’ una metafora della vita: andare avanti, sempre e comunque, con difficoltà variabili, gioie e dolori, fatica e sudore, blood, toil, tears and sweat diceva Churchill. 


Non è una gara la Francigena, è un esperienza che alcuni saggiamente evitano altri, un po’ scemi, vanno a cercare. Io appartengo al secondo gruppo, ma adesso, freccia di doccia col venticello che entra dalla finestra e il profumo del caprifoglio che si arrampica fin qua su, sento che ho fatto bene ad arrivare fino a qua. 

Scorcio di Viterbo

Sosta per la colazione
Camera mia, di Anita e Keys. 

Cucina, soggiorno e camera da letto per due persone. Anita sta preparando scrambled eggs per tutti

Il nostro alloggio a Viterbo. E molto facile vedere le proporzioni della casa...

Aspettando la cena

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