Saturday, 30 July 2016

Terzo maledetto giorno

Adesso sono seduta al fresco dell'ostello Sigerico a Gambassi terme e forse riesco a ragionare diversamente dopo una doccia e un po di riposo, ma oggi è stato devastante.

La tappa in sè non era così impegnativa, circa 27-29 km a seconda della guida, ma mi sono resa conto che non è solo il chilometraggio a definirne la difficoltà.
Altre cose contano, e parecchio, ad esempio il sole di fine luglio che sfianca qualsiasi guerriero.
In ostello ho ritrovato Cesare e i suoi legionari e anche loro hanno confermato che è stato micidiale.

Figuriamoci per una come me.

Abbiamo attraversato un paesaggio che tutti definiscono meraviglioso, le famosissime "rolling hills" della Toscana, le colline rotondeggianti che si estendono a perdita d'occhio, ricoperte di vigneti, uliveti, campi coltivati alla perfezione, casupole da sogno incastonate tra boschetti di cipressi, alberi secolari che fanno ombra al viandante... (Cioè, questo dall'ombra al viandante era una storiella che mi bevevo prima di oggi in cui di ombra ne ho vista ben poco, ma sorvoliamo...)
Purtroppo io non ho visto nulla di tutto ciò.

Forse è semplicemente il terzo giorno, momento fatidico di svolta di cui avevo sentito parlare nei blog, cioè la giornata in cui si concentrano le stanchezza dei giorni precedenti e non si è ancora preso il ritmo del cammino.

Spero che sia solo questo e che domani vada meglio.
Sono solo 14.5 chilometri, praticamente una passeggiata.

Oggi invece, con lo zaino che mi tagliava le spalle, la stanchezza nelle gambe, il sole a picco che ti fa bramare per un goccio d'acqua e se la trovi la sudi subito dopo e ti ritrovi di nuovo con la stessa sete, il camminare per discese e salite, poi ancora salite e altre discese, la visione di queste colline tutte uguali, all'infinito era sconfortante. Mi sembravano un mare di colline, un oceano di colline tutte uguali e tutte da superare, e non vedevo il porto in cui andare.

Per cinque chilometri mi dicevo che dietro a quel poggio ci sarebbe stato una discesa all'ombra, invece trovavo solo sole e un'altra collina davanti e me. Cercavo di andare avanti, di non far vedere la stanchezza per non intralciare i miei compagni di viaggio, ma è stata durissima.

Ad un certo punto mi sono fermata, stremata, senza più forze e ho detto "Io mi fermo qua. Adesso!" ma le due romane con cui ho fatto il cammino oggi mi hanno detto "fermiamoci più avanti che c'è ombra".
Questa parola mi ha ridato le forze.

C'era un gruppetto di pini sotto cui avevano costruito una lastra di cemento che celava forse qualche conduttura. Ho tolto scarpe e zaino, un sollievo unico, e mi ci sono sdraiata sopra. Sotto di me avevo un letto di aghi di pino ma in quel momento mi sembravano un materasso di piume.

Mi sembrava di non aver mai riposato meglio.

Poi siamo ripartite.

Eravamo talmente stanche e bisognose di qualsiasi cibo che abbiamo fregato dei pomodori datterini lungo il cammino e abbiamo cominciato a mangiare le more.
Io, mentre le stavo raccogliendo, ho spostato il piede per raccogliere quelle mature che stavano più in alto e sono finita in una fossa piena d'acqua puzzolente fino alla coscia. Mi hanno aiutato a tirarmi fuori e mi sono cambiata le scarpe, pantaloni e tutto il resto. Per fortuna che avevo quelle da ginnastica di riserva.

L'istinto, quando sono caduta, mi ha detto di proteggere il viso e adesso ho il braccio destro tutto graffiato dai rovi.

Dovrei anch'io aver superato il punto critico, il maledetto terzo giorno, e spero che...sono convinta che domani andrà meglio. Mi aspetta San Giminiano, la città delle torri.
Non vedo l'ora di vederla.



Voglio pubblicamente ringraziare quella persona squisita che ci ha regalato una sosta lungo il cammino, ci ha dissetato e ci ha riconciliato col mondo. Grazie di cuore


Friday, 29 July 2016

Regali e sorprese della vita

Heddi, una ragazza americana innamorata di Napoli e che vive in Nuova Zelanda, ha scritto qualcosa di me.

Non importa come ci siamo conosciute o per quanto tempo siamo state "amiche", fatto sta che in questo post del suo blog mi ha descritto come se mi conoscesse da sempre, e con un affetto inaspettato.

A volte la vita ti regala emozioni inattese e intense come queste.

http://heddigoodrich.blogspot.co.nz/2016/07/walk-walk.html

Foto

Forse riesco a postare delle foto, quindi farò solo un collage
 In giro per San minato.

 Cosa possono fare una doccia e un po' di riposo!

Non riesco più a scrivere sotto  le foto e non ho neanche la funzione didascalia, ma mi piace da matti la foto col chiostro con stesa la roba ad asciugare.

Notare la mia faccia distrutta mentre affrontavo l'ultima salita verso il convento dei francescani.

Sapevo che la via Francigena era tosta, e lo è.

Sapevo che, anche se fosse stata tosta, ci avrei messo tutte le forze per riuscirci, e ci sto riuscendo.







San Miniato


Ho dovuto dividere i post in due perché col tablet faccio fatica.

Il convento di San Francesco, dove passerò la notte, sembra uscito da un libro di storia medioevale. Non ho altre parole per descriverlo.
È' semplicemente uno spettacolo.

Arroccato in cime ad una montagnola, gigantesco e con mille stanze, chiostri, anfratti, rifugi per i frati che lo abitavano è una meraviglia dell'architettura del passato, il tipo di cose che mi hanno sempre lasciata senza fiato.

Le stanze sono fresche e, nonostante il numero di pellegrini, c'è un silenzio religioso. Ogni tanto si sentono dei cori gregoriani, o forse è qualcuno che canta da una chiesa qua intorno.

Ho fatto un sacco di foto, ma l'IPad non le carica e non posso postarle. Magari una volta a casa col computer proverò ad aggiungerle. Mi dispiace davvero tanto. Devo chiedere a Giacomo come sistemare questo aspetto.

Dopo una doccia e pennichella, mi sono concessa un giro per il paese, anche perché mi sentivo in colpa di aver preso il pullman. Stavo pensando che il blog si chiama "a Roma a piedi", ma ieri sono andata in trattore, anche se solo per tornare indietro al punto di partenza dove avevo sbagliato strada,  e oggi in pullman.
Non è che devo cambiare nome al blog o, peggio ancora, rifare tutto?
Adeso ci pensò su...

Mi sono fatta almeno un ora di camminata a titolo precauzionale, a passo abbastanza sostenuto, quindi dovrei aver espiato la mia colpa.

Passeggiando per questo paese di cui non avevo mai sentito parlare prima, mi sembrava che questo mio viaggio sulla Francigena sia anche un viaggio nella storia dell'Italia, delle sue bellezze senza fine di cui solo i turisti inglesi e tedeschi si innamorano, e che noi tante volte lasciamo andare, un viaggio a ritroso nel tempo.
Forse è perche sono a piedi?

Adesso sono nell'auditorium a scrivere e fra un po' andrò a cena.

Mi hanno detto che ci sono altri pellegrini, tra cui un gruppo nutrito di donne. Devo cominciare a pianificare il viaggio di domani, cioè mi devo aggregare ad un gruppo.

Staremo a vedere cosa succede stasera.

Per adesso vi saluto tutti. Un bacio a chi mi legge.

Il bisogno aguzza l'ingegno





un pezzo di tratto dell'antica strada Romana, poi diventata Francigena
Ieri sera in ostello ho conosciuto un gruppo di sei ragazzi del 1994, la stessa età di Lorenzo. Parlando con loro, ho scoperto che la mia mappa dava come percorrenza per arrivare a San Minato 29 km mentre la loro 23 o 26 secondo Google maps.
Mi sono detta che anche solo tre chilometri in meno erano abbastanza per convincermi a stare con loro. 

Senza troppi formalismi li ho informati che mi sarei aggregata al gruppo.

Sembravano tipi innocui, invece marciano come una legione romana alla conquista delle Gallie. 
Il loro campetto, che non a caso di nome fa Cesare, ha imposto una tabella di marcia impressionante.
Ritrovo è partenza alle 5.30. Io ovviamente ero già pronta. Non potevo permettermi di lasciarmi sfuggire questa opportunità. 
Abbiamo raggiunto Fucecchio, distante ben 15 km alle 10.30 senza aver fatto sosta alcuna. 

A dire il vero gli altri del gruppo si lamentavano un poco, ma Cesare, da vero comandante, non ha fatto sconti a nessuno
"Cesare non ci fermiamo?"
"Zitto che siamo appena partiti"
"Cesare, ho fame"
"Ma stai zitto che sei grasso"
" Cesare quanto manca?"
" Ma che rompicoglioni che sei"
Ovviamente io sono stata zitta e muta per tutto il percorso.     

Ad un certo punto, Cesare si è confrontato con il suo luogotenente per decidere sul percorso. Gli altri quattro non sono stati nemmeno presi in considerazione, per non parlare di me che ero a rimorchio. 
È' stato il luogotenente a dare la brutta notizia alle truppe.

"Dunque, c'è una salita, una bella salita, ma dopo ci riposiamo"
"Perché non ci riposiamo prima?"
"Perché è meglio così"

Sebbene grondate di sudore, assetata, con le gambe di marmo, il peso dello zaino che mi tagli le spalle, non ho potuto non notare le bellezze di Fucecchio. Avrei fatto volentieri delle foto, ma il Grande Cesare non aveva tempo per queste amenità, perciò non ho nessuna foto. 

(Poi dal tablet non riesco a caricarle...)

Dopo 20 minuti esatti di sosta, abbiamo ripreso il cammino, direzione San Miniato, la fine della tappa odierna. 
Da bravo condottiero, Cesare è andato un'esplorazione del territorio, cioè ha attaccato bottone con la tabaccaia in vena di chiacchiere. Praticamente è saltato fuori che dopo 5 Km avremmo dovuto prendere un tratto di strada statale piena di camion, senza marciapiede e sotto il sole. Mentre  la tabaccaia cercava di convincerci a non farla, è entrato un vigile urbano. Lei ha subito chiesto manforte per dimostrarci che aveva ragione.  Il vigile ci ha scrutati tutti, ha scosso la testa e ha  sentenziato "No! Troppo pericoloso. Prendete il pullman".

La legge è legge... e ci siamo rassegnati al pullman. 

Oltretutto nessuno aveva i biglietti e abbiamo fatto il tragitto gratis. 

Dopodiché mi sono fatta da sola i restanti sei km per raggiungere il posto dove avrei trascorso la notte: il convento dei francescani di San Miniato alto, perché i ragazzi si fermavano a San miniato basso. 
 Morale, neanche a l'una ero sdraiata al fresco sul mio letto. 

Un sogno





 Lunga l'ultima salita, ma ecco cosa può fare una doccia


L'Ostello di san Francesco a San Minato, un luogo senza tempo

 
Per non parlare del borgo: un incanto





Lo stradello della Francigena che ti porta a San Minato Alto dove avevo prenotato l'ostello: è sotto il sole e il caldo, ma se giri lo sguardo questo è quello che vedi

 

Thursday, 28 July 2016

Battesimo di fuoco

Sto scrivendo dalla biblioteca di Altopascio, nome a me sconosciuto fino a ieri ma che rimarrà impresso a fuoco nella mia memoria.
Oggi ho sperimentato le difficoltà della Francigena e devo dire che tutte le mie paure si sono materializzate, tutte assieme tutte in un colpo.
E' stata un pò una mazzata. Ho le gambe a pezzi. 

Teoricamente, questa da Lucca ad Altopascio non  dovrebbe essere una tappa ardua. Teoricamente.

Non farò mia più l'errore di prendere le "Varianti della Francigena", giusto per vedere le bellezze del luogo e gustarsi un pò di pace nella natura.
Ne ho avuto abbastanza.

Queste varianti sono una matassa di stradelli tutti uguali e quasi prive di indicazioni funzionali.

Dopo mezz'ora di cammino in un bosco ho chiesto ad una signora
"E' questa la via francigena?"
"Sono tutte francige" (la chiamano così da queste parti)
"Vado bene per Altpascio?"
"Vanno tutte ad Altopascio"
"Ma quale devo prendere?"
"Quella che vuole, dipende da come ci va!" 
Ma sta rincoglionita non mi ha visto che ero a piedi con uno zaino in spalla?

Non sapendo dove andare ho deciso di seguire un muretto bellissimo, pieno di capperi e sono arrivata ad una casa. Il padrone di casa, visto la mia faccia sgomenta quando mi ha detto che dovevo tornare indietro di 4 km perchè non avevo visto la deviazione, si è offerto di riportarmi al punto di partenza col trattore. 
"Si sbagliano tutti" mi ha detto.

Chissà quanti ne ha riportati indietro.

Questo perché l'inelligentone ha messo i cartelli dietro a dei rovi o dietro ad un albero che crescendo lo ha quasi nascosto. (Vorrei farci due chiacchiere adesso con questa persona).

Dopo ampio girovagare in mezzo ai boschi l'unica signora che ha risposto quando suonavo il campanello è stata una lady inglese che era li da due giorni, ma sapeva di Altopascio. 

Chiunque passasse era interpellato, non volevo più sbagliarmi. Tutti mi davano indicazioni ma la gente del posto conosce gli stradelli, ha dei rovi, un albero, una pietra come punti di riferimento. Io no. Ad ogni incrocio non sapevo se prendere il sentiero sterrato a destra o il gemello a sinistra. E andavo a caso, poi chiedevo alla prima anima pietosa che incrociavo.

Ho camminato per un ora e mezzo e tutti mi dicevano che Altopascio era distante 5 km, ho fatto 20 minuti su una strada provinciale coi camion che mi sfrecciavano accanto e alla fine ho visto un cartello con scritto "Altopascio 5 km".

Però sono arrivata.

Le mie paure erano di perdermi, non sapere come avrei affrontato il caldo, la sete e di essere da sola lungo il cammino. Oggi ho dovuto convivere con tutte assieme. 

Ho capito se la Francigena è tosta, che devo attrezzarmi meglio e che devo essere più scaltra. La tappa di domani è impegnativa.

Adesso mi sono fatta la doccia e vado a cena. Poi studio per bene il percorso e domani è un altro giorno. 
Sono contena di essere in cammino


Wednesday, 27 July 2016

il dado è tratto

Stamattina parto.

Sono pronta?

Non lo so, ma parto

Si parte

Domattina si parte!

Mio marito Lucio mi accompagna fino a Lucca da cui inizierò il mio viaggio.

Che dire... ho avuto tante cose da fare dopo il rientro che non so nemmeno come mi sento. Questo mi ha aiutato a smaltire il jet-lag più velocemente.
Domattina devo sistemare ancora le ultime cosette, poi mi metto in cammino.

E' da tanto che ci penso che mi sembra di conoscere già tutto.

Intanto, per tranquillizzare la mia famiglia, telefono al ricovero di Altopascio per sapere se hanno un posto per dormire.

Dovrei finire di stirare le ultime cose, invece sono al computer a scrivere sul blog. Non sono preoccupata, nemmeno agitata o frenetica o ansiosa. Non so nemmeno come mi sento.
Dovrei?


Ultimo selfie la sera prima della partenza dalla stazione della metro.
(Inutile evidenziare la mia faccia cotta)

Un bacio ai miei bimbi, sia vicini che lontani.
Vi porterò con me lungo il cammino, fino a Roma.

New York

(Questo fa parte di una serie di post che avevo scritto in fretta e furia, ma che per problemi tecnici con l'Ipad non ero riuscita a pubblicare)


Sono circa le tre e un quarto del pomeriggio e siamo in Central Park a riposarci un pò dopo aver camminato tanto. Sono gli ultimi momenti del nostro viaggio e abbiamo voluto rivedere i luoghi che ci hanno  colpito, anche se a dire il vero mi ci vorrebbe di nuovo una settimana perchè sono stati tutti fantastici. 

Tanti di questi li ho visti assieme a Chiara e Lorenzo, e forse questo li ha resi ancora più speciali.

Così in questa oasi di pace do l'addio a questa città meravigliosa che mai più dimenticherò. 

Già adesso, ogni volta che chiudo gli occhi rivedo la Quinta strada, Briant Park dove spesso ci siamo fermati per riposarci e per incontrarci con Chiara, la vista di Manhattan dal Top of the Rock, Ground Zero, il battello che parte per Staten Island e vedo l'isola di Manhattan diventare sempre più piccola davanti ai miei occhi. 
Impossibile fare un elenco delle meraviglie. 

Oggi al parco è una bellissima giornata, assolata ma anche ventilata. Io mi sto gustando un ghiacciolo al mango davvero superlativo, uno dei pochi cibi che abbiamo comprato in giro ottimo.  Mentre lungo le strade si sente un'afa soffocante, mitigata solo dal soffio di vento freddo dell'aria condizionata che si sente davanti ai negozi se qualche cliente lascia la porta aperta, qua c'è una temperatura invidiabile. 
Sembra che metà New York si sia rifugiata qua per sfuggire al caldo opprimente. 

Così penso che quando andrò a Roma avrò da combattere contro il caldo, ma non mi potrò rifugiare in un parco meraviglio come questo, non ci saranno le piante a farmi ombra o la fontanella di Briant Park a dissetarmi, o non potrò andare in nella restroom della Public Library.

Sono ancora qua e già New York mi manca.

Adesso siamo su una panchina in Central Park, all'ombra e al fresco, ci sono dei bimbi  che corrono e giocano a palla, di fianco a me alcune ragazze parlano spagnolo e ridacchiano guardando il cellulare, dall'altra parte c'è una ragazza di origine asiatica che sta allattando un bimbo e quello di fronte la sta fissando. Mi hanno detto che è uno spettacolo molto insolito qua a NY vedere una madre che allatta, visto il pochissimo tempo di permesso dopo il parto.  Poche panchine più il la, a cercare l'ombra di un olmo, una famiglia cinese mangia con le bacchette e beve coca cola.
Quanto mi piace questo melting pot. 

Se alzo gli occhi in lontananza vedo le sagome dei grattacieli alzarsi sopra a quelle degli alberi, come montagne in lontananza. Tutto si integra senza contrasti.  

Tutto è quiete. E mi sento in pace anch'io. 





central park


Poco dopo, quando quasi avevo finito il post, è cominciato a piovere a dirotto. 
Ci siamo rifugiati sotto un albero, assieme a tanti altri, visto che gli altri posti al coperto erano pienissimi di gente. 



Poi, bagnati, infreddoliti e inzuppati d'acqua abbiamo deciso di prendere la metropolitana per andare a casa di Chiara per prendere il taxi per l'aeroporto. 

Questa è l'ultima immagine di New York.

Thursday, 21 July 2016

New York

Sono ormai alcuni giorni che non scrivo più, da quando sono a NY, perché sono rimasta completamente travolta dalla città.

Nessuno non è mai stato a New York.

Tutti l'abbiamo vista nei film, serie televisive, telegiornali, letta sui libri, articoli, sentito parlarne da amici, conoscenti, immaginata e qualcuno ha fantasticato su come sarebbe essere la, nel cuore del mondo.
Prima ancora di vederla la conosciamo già.
Ma esserci, vederla, assaporarla, sentirne i suoni, le voci, i rumori, vederne i colori è una esperienza unica e travolgente.

E io mi sto lasciando travolgere.

Strano, ma in questo momento, forse sarà perché sono le sei e mezza di mattina, mi sono appena alzata con la voglia di scrivere un post ma ho paura di essere ancora mezza addormentata, le uniche cose che mi vengono in mente sono le parole di Leopardi: "è il naufragar m'è dolce in questo mare".

Anch'io, come lui, mi lascio andare. Io a questa città unica, impressionante, vorticosa, frenetica, svettante che mi ha rapito il cuore.




Friday, 15 July 2016

Allenamento con l'Ipad

 Maledetto IPad. Ho appena cancellato tre post che avevo scritto, uno alcuni giorni fa, uno stamattina è uno pochi minuti fa dall'aeroporto.
Tutto andato in fumo!

Devo propio imparare ad usarlo, altrimenti perdo un sacco di tempo e di materiale. Ok, non sarà certo poesia che rimarrà ai posteri, ma mi secca perdere l'ispirazione dell'attimo.
D'altronde, è questo l'essenza del fare un blog.

Non potendo recuperare i testi, almeno vedo se riesco a postare alcune foto-altro problema da risolvere.


Parte del bagaglio per NY. Sembra che stiamo trasloccando, in realtà stiamo portando un po di cibi per Chiara, poi siccome ci incontriamo anche con Lorenzo per tre giorni, abbiamo un pò di roba anche per lui.

Non vedo l'ora di essere di nuovo tutti assieme. Ormai questi momenti sono rari, mentre prima erano la quotidianità e io li davo per scontato.
Questo è il destino di noi empty-nesters, mamme i cui bimbi hanno lasciato il nido.

Allenamento

Sto provando a fare un post con l'IPad ma non è così semplice come usare il mio fidato pc che ormai mi legge nel pensiero e sa cosa voglio.

Anzi, a volte penso che mi boicotti.
Io e la tecnologia non siamo proprio amici per la pelle, anzi spesso litighiamo.
Purtroppo devo averla persa io. Ma non mollo.



Leaving for New York

Sono in aeroporto e stiamo aspettando l'imbarco.
Ci sono due ragazzi del conservatorio che ci stanno tenendo compagnia con un sottofondo musicale, ma non riescono a distrarmi dal l'euforia della partenza.

Non vedo l'ora di arrivare.

Thursday, 14 July 2016

Preparativi

Sono le sei di mattina del 15 luglio e fra circa due ore partiremo per andare  Malpensa per prendere l'aereo per New York. La casa è silenziosa: Lucio è uscito con Willino e Giacomo é in camera sua che dorme, così io posso fare una delle cose che mi danno più piacere: scrivere sul blog.

Queste ultime due giornate sono state talmente frenetiche che non ho avuto neanche il tempo di scrivere una riga.

Ieri l'altro sono andata a fare gli ultimi giri e mi hanno chiamato dalla scuola per firmare il contratto.
Sono anche andata alla Decathlon a comprare tutto quello che mi serviva: zaino, borraccia, poncho per la pioggia e abbigliamento tecnico di cui ero praticamente sprovvista perché non ho mai comprato. Non sono mai stata una sportiva e mi sono ritrovata a dover comprare tutte queste cose.

La prossima volta dico che vado in vacanza in Polinesia, mi costa uguale.

Al pomeriggio ho fatto lo zaino per Roma.
Lo volevo avere pronto perché quando torno da NY avrò giusto il tempo necessario per lavare e stirare la roba, riprendermi dal volo e poi dovrò subito partire.
Non vedo l'ora!

(Giacomo mi aveva insegnato come poter fare le foto con l'IPad , col quale sto scrivendo adesso, per poter poi mettere le foto sul blog. Devo aver capito male, nonostante pensassi il contrario, perché avevo fatto le foto di tutta la roba che avevo infilato nello zaino, ma non le trovo. L'IPad me le ha inghiottite chissà dove. In compenso Giacomo mi ha salvato le foto mie e dell'Isabella al ritorno dalla camminata.
Stanche, accaldate ma felici.


E nel pomeriggio ho cominciato a fare le valigie pe New York.

Sono troppo contenta, non vedo assolutamente l'ora di andarci. E non solo per la città ma perché dopo più di sette mesi vedrò Chiara e dopo quattro vedrò Lorenzo.

Quando Lori ha detto che sarebbe andato a NY, abbiamo deciso di sovrapporci per alcuni giorni per stare un po' assieme.

Sarà bello "incontrarsi a NY".

Il programma di questa sera prevede cena tutti assieme sul rooftop del palazzo dove abita la Chiara.

Lo so che l'ho già detto e sono ripetitiva, ma non riesco a pensare a altro.

NON VEDO L'ORA

Tuesday, 12 July 2016

Allenamento

In questo post la parola allenamento si riferisce soprattutto a come imparare ad usare l'IPad, cosa non troppo agevole rispetto al mio po' che orami conosce i mie pensieri e sa cosa voglio ancora prima che lo digiti.

Voglio imparare a mettere le foto che faccio, ma non é così semplice.

Ieri sera io e Isabella, la madre di Marco, siamo andate a fare una camminata. PEnso siano stati meno di 5 km, cioè niente.
Mi ha regalato le bacchette come segno di buon augurio è incitamento a perseguire.

Al ritorno a casa ci siamo fatte una foto che non riesco a caricare 😡😡😡


Mi devo allenare anche in questo 😱

Tagliate o scorciatoie

Il tam tam di richieste ha fatto effetto: un amico di mio fratello Andrea mi ha dato queste informazioni che copio pari pari, anche per averle sempre a portata di mano.

Luca, questo è il suo nome, ha fatto un altro percorso e ha preso la Francigena a Monteriggioni, dopo San Gimignano. Mi ha detto che ci sono due tagliate (scorciatoie) dopo Bolsena.

"Da Bolsena puoi arrivare a Viterbo con una tappa di circa 28 km seguendo le frecce bianche : uscendo da Bolsena, tieni la strada normale e tagli il Parco del Turona. Dopo Montefiascone, al Bivio strada Martana, puoi tenere la sx, strada normale, e tagliare un altro km o due.

A Viterbo vai a dormire all'Ospedale Torretta Pio VI dove ti insegnano altre tagliate, tra cui la Variante Cimina che consiste nel tenere a sx il lago, saltare Vetralla (che non merita neanche...) e fermarsi a Capranica.

Il giorno dopo vai a Sutri, esci lungo la Cassia (-3,7 km) poi il sentiero segnato fino a Monterosi, ancora Cassia (no Monte Gelato) e strada normale fino a Campagnano.

Complessivamente sono 3 tappe di 28/30 km luna, al posto di 5 tappe da 20 km. sono più lunghe ma le fai in soli tre giorni e tagli un quindicina di km (facendo molta strada normale)."

Devo capire cosa sono queste frecce bianche, ma intanto ho già recuperato due giorni.
Devo arrivare a Roma il 14 agosto per andare in San Pietro, poi il 15 mattina mi giro le altre tre Basiliche che sono anni che desidero vedere, poi all'una vado in stazione Termini perchè ho il treno.

Ho a disposizione 18 giorni per completare 23 tappe.
Due le ho già eliminate. Devo capire se ci sono altre tagliate o scorciatoie che è possibile fare prima di Bolsena.

Sono fiduciosa.


    Monday, 11 July 2016

    il passo più lungo della gamba?

    Ieri sono andata al mare e non mi sono allenata. 
    Ho avuto però modo di pensare, distesa sotto l'ombrellone e al fresco della brezza marina. 

    Ho capito di aver fatto il passo più lungo della gamba.

    Quest'anno voglio fare troppe cose.
    Andiamo A New York a trovare Chiara, voglio fare la Francigena e dal 23 al 27 agosto porto un gruppo di 34 adolescenti della scuola in gita a Londra.

    New York e Roma erano tappe quasi fisse, le cui date non potevo cambiare. 
    Certo avremmo potuto prenotare il volo per la Grande Mela qualche giorno prima ma non sapevo quando avrei finito gli esami di maturità e non ho voluto rischiare. Il viaggio a Londra è stato fissato a Marzo, così la Via Francigena si è dovuta incastrare tra questi altri due impegni. 

    Forse, avrei potuto rimandare il cammino  all'anno prossimo, ma l'idea l'ho scartata quasi subito. Quando mi metto in testa di fare una cosa, non mi piace tergiversare e rimandare. Poi da un anno all'altro le cose possono cambiare e avevo paura che per qualsiasi motivo non ci sarei potuta andare. Non è la prima volta che saltano fuori migliaia di imprevisti che mi costringono a cambiare idea.

    Dopo aver viaggiato per anni solo con la fantasia, quest'estate sono sempre in movimento.

    Inoltre, voglio tornare entro il 15 agosto perchè so quanto mio marito Lucio ci tenga a celebrare Ferragosto assieme, e non me la sentivo proprio di lasciarlo solo in questa festività. 

    Ho cosi capito di dover compattare 24 tappe in 19 giorni. 
    Impossibile. A meno ché di andare in macchina. O di essere super allenato e riuscire a fare ben più di 30 km al giorno, addirittura 35, ma io non sono certo quella persona.

    Noi atterriamo a Malpensa alle 12.15 del 26 luglio e io potrei partire il 28. Mi concedo un giorno per disfare le valige, lavare e stirare 10 giorni di vacanza, adattarmi di nuovo al fuso orario e smaltire il jet-lag, devo aver già preparato la valigia e mi posso mettere in cammino. 

    Mio fratello mi ha detto che un suo amico l'ha fatta in 17 giorni. Forse in motorino, ma in ogni caso l'ho contattato per sapere se è fattibile. Un altro mi ha detto che è partito da Sassuolo e ha raggiunto Roma in 24 giorni, "prendendosela comoda". 
    Forse sono tutti supereroi o superdotati fisicamente, impermeabili alla fatica e maratoneti di professione. Di certo non come me.
    Comunque li contatto per farmi dare chiarimenti. Forse la mia è solo prudenza eccessiva o panico davanti alla realtà dei fatti celato dietro a scarse abilità di pianificazione. Non so...

    Nel caso scopra che sia un'impresa impossibile, ho pronto il piano B.
    Parto non dal Passo della Cisa come mi ero prefissata, ma da un numero di tappe successive che mi permettono di arrivare a Roma. Quelle che mi mancano le faccio l'anno prossimo.

    Ieri, mentre cercavo di prendere il sole, con il rumore delle onde del mare che mi cullavano, mi era venuto un groppo alla gola pensando al desiderio infranto. Quando sono tornata a casa non ho voluto scrivere nulla. Mi sembrava di aver mandato tutto all'aria...
    Anche stamattina ho fatto tante cose insignificanti per evitare di accendere il computer e di dover affrontare questa verità nel blog. 

    Poi ho capito che se ho aspettato più di 30 anni per andare a Roma, e avevo dei motivi validi per farlo, anche adesso ho degli impedimenti che non me lo permettono. Ma non per questo devo buttare la spugna e darmi per vinta. 

    Come allora davanti alle Due Torri ho preso questo impegno, adesso, davanti al pc prendo questo. Piuttosto che non andare, faccio quest'anno quella parte di percorso che posso gestire e il resto lo completo l'anno prossimo.

    Adesso che l'ho capito sono di nuovo serena. 







    Saturday, 9 July 2016

    Biglietto del treno

    Oggi ho prenotato il biglietto del treno per il ritorno, a soli 19.90 euro. Parto da Roma Termini il 15 agosto e ci metto poco più di due ore.

    Altra novità, sto scrivendo col mio IPad, perchè voglio fare pratica, visto che è questo che mi porto in viaggio, ma è meno comodo del mio pc.

    Oggi le gambe non fanno male e non avverto i sintomi della camminata di ieri.



    Friday, 8 July 2016

    Allenamento, credenziali e genitori

    Ieri ho finito gli esami di maturità e sono andata a Sassuolo a trovare i miei genitori. Stanno invecchiando paurosamente e diventano sempre più piccoli e fragili. Mi dispiace non averli accanto per poterli proteggere, aiutare, rincuorare, sollevare da piccole fatiche quotidiane e offrire loro conforto e amore. Quel niente che faccio mi sembra microscopicamente inutile e non so come fare...

    Mia madre si sente partecipe della mia avventura e mi sostiene come ha fatto poche volte nella sua vita. Mi ha anche dato 300 euro (!!!) come contributo del viaggio. Le ho detto che non c'era bisogno ma non ha sentito ragioni. Ha detto che mi servivano per le attrezzature e le spese del percorso. 

    Mi dice che le piacerebbe venire anche lei, e so che lo farebbe, se solo mio padre stesse meglio. Si sta spegnendo come una candela: sta sempre seduto sul divano, in giardino o al bar, il posto più lontano dove arriva. E' anche diventato apatico e non c'è niente che gli risollevi il morale. Parla sempre della vecchiaia...

    Mi fa male vederlo così.

    Stamattina sono andata a fare un giro con la Daniela. In teoria doveva essere una passeggiatina sulla ciclabile del fiume Secchia, alla fine è risultato un allenamento di 18 km, tracciati con Sport Tracker.

    Niente male, anche se oggi pomeriggio avevo le gambe indolenzite, ho mangiato a dismisura e bevuto come una fontana. Non so come farò quando sarò in cammino. Forse il fisico si assesterà; me lo auguro.

    Devo anche migliorare decisamente le mie capacità di fare foto, altrimenti è meglio che non le metta. Va bé che le faccio col cellulare e senza occhiali, il che decisamente non mi aiuta, ma sono bruttissime.

    Stamattina il cielo era leggermente coperto ma in queste foto sembra nuvolo. Della bellezza di Castellarano non si vede nulla. Non c'ero mia stata, ma la parte vecchia sembra un vecchio borgo medioevale, di quelli che si trovano in Toscana o Umbria. 



      La diga sul Secchia



    L'apoteosi l'ho però toccata qua. Non sembra, ma questa foto è la migliore di tre.
    Ci siamo fermate a metà strada in un barettino dove mi sono mangiata due paste - che mi ha offerto la Dani, visto che io non avevo preso soldi con me perché pensavo saremmo tornate dopo un oretta.
    Se eravamo così a metà strada, figuriamoci alla fine.



    Oggi quando sono tornata a casa ho trovato le credenziali del Pellegrino.
    Sono sempre più pronta per partire

    Tuesday, 5 July 2016

    a spasso

    Oggi sono tornata a casa alle 5.45 del pomeriggio. Mi sono fermata a Ferrara perché volevo comprare una camicetta per la Chiara da portarle a New York. Ero convinta che i negozi aprissero alle 3 e mezza, e quando ho finito con gli esami erano poco dopo le due. Cosi mi sono detta: "intanto mi faccio un giretto con la bici".

    Ho finito per girare per due ore tra le strade acciottolate, non ho comprato le camicette perché quando le ho viste in mano non erano belle, ma mi sono fatta un giretto esplorativo per i negozi.
    Morale non sono andata a camminare ma di sicuro ho sollecitato i muscoli delle gambe pedalando in bici.

    In compenso ho fatto un sacco di foto.
    Ferrara è bellissima




    una stradina silenziosa che sembra venire da altri tempi

     La scuola dove sono a fare gli esami adesso, attaccata al convento delle Clarisse. La nostra aula da sul loro giardino interno. Ad orari precisi si sente il rintocco delle campane e dopo poco le suore hanno cominciato a cantare: è stato uno spettacolo. Ci siamo fermati tutti per ascoltarle.

     
    Piazza Ariostea







    Il giardino della scuola dove sono stata quest'anno. Anche questo edificio è un ex-convento fondato nel 1517 per volontà di Lucrezia Borgia.