Thursday, 4 August 2016

San Quirico d'Orcia

San Quirico

Stanotte ho avuto la febbre e stamattina mi sono svegliata con una caviglia che sembra una mortadella. Mi faceva male da un paio di giorni ma davo la colpa alla vescica a cui avevo messo il cerotto, poi invece mi sono accorta che é la caviglia. Gonfissima e dolente, non riesco a allacciare la scarpa e anche solo muovere qualche passo é un dolore sordo che non lascia presagire nulla di buono.

Non so cosa sia stato, forse la sollecitazione delle discese, che sono peggiori delle salite perché devi tendere la muscolatura per frenare, forse il percorso pieno di sassi e ciottoli e ho messo male la gamba, forse quando sono caduta nel fosso.
Fatto sta che la caviglia mi serve per camminare, non è un gomito o un orecchio che non uso.

Quando ho fatto il blog l'ho chiamato “a Roma a piedi” perché io voglio arrivare a Roma a piedi e questo intoppo mi sembra una sconfitta a cui non so come rimediare.

Forse anche il vescovo Sigerico si é dovuto adattare agli imprevisti lungo il cammino, forse non ha fatto una tappa al giorno e ogni tanto si é riposato, dato una sosta, un po di sollievo, forse anche lui ha preso un cavallo per un tratto,  qualche nobile locale l'ha portato col carretto o una specie di carrozza rudimentale. Forse anche lui ha avuto un passaggio.

Forse mi sto cercando delle giustificazioni.

Il dato di fatto é che non posso camminar e sforzare la caviglia perché mi hanno detto che potrei compromettere tutto il resto del tragitto. Si potrebbe acutizzare e mi dovrei fermare, cioè dovrei mollare.

Mi sa che devo piegarmi.

Oggi non è stato nefasto solo per me.
Per fortuna che Lucio, mio marito, era in Toscana per lavoro e si é preso mezza giornata di ferie e mi ha dato un passaggio fino a San Quirico perché non riuscivo più ad andare avanti dal male.
Mentre eravamo in macchina e lui cercava di convincermi a farmi portare fino a Radicofani o oltre in macchina o in corriera, mi diceva che l'avrei dovuto chiamare prima, avrei dovuto andare a farmi vedere prima invece che continuare a camminare, che stavo mettendo a rischio la mia salute per non si sa cosa, insomma mi stava trattando come se fossi sua figlia (che tesoro) ci hanno chiamato Angela e Dania, una ragazza del gruppo dei bionici, per chiederci di andarle a recuperare a Torrenieri. Anche loro erano sfinite e si erano arrese.

Angela ha i piedi gonfi e tutti piagati mentre Dania aveva le gambe che non riusciva a muovere nonostante l'antidolorifico. Mi ricorda tanto la tappa di Monteriggioni in cui avevo le allucinazioni dal male alle gambe.
Per Dania forse è stato lo sforzo estremo del primo giorno in cui hanno unito due tappe, quella di Gambassi e San Giminiano, una cosa da pazzi.

Oggi pomeriggio ho incontrato Leonardo del gruppo dei bionici che mi ha detto che anche lui stava prendendo in considerazione l'ipotesi del pullman. Era stato male, aveva avuto la dissenteria e si era disidratato.

È proprio dura.
Io ho detto che io voglio arrivare a Roma a piedi, ma viva e non in ambulanza.
Se il mio fisico mi dice che mi devo fermare, a questo punto lo faccio.

Roma mi aspetta.







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