Saturday, 6 August 2016

Radicofani

(Questo post l'ho scritto mentre aspettavo ingenuamente che il fango del Fosso Bianco si asciugasse sulla mia caviglia. Lo copio solo per un mio ricordo. Sappiamo tutti com'è andata...)



Brucia il sole lungo i sentieri senz'ombra della Francigena, ma brucia ancora di più la sconfitta.
E continuerà a bruciare più a lungo del sole.

Mi sono dovuta arrendere. Non vado a Radicofani.
La caviglia è ancora gonfia, fa male nonostante il riposo, il ghiaccio, la pomata che mi hanno dato in farmacia tanto che non riesco nemmeno ad allacciare la scarpa. Non posso camminare in queste condizioni.
Ho capito che non posso mettere a repentaglio la mia salute.

Non so se fa più male la caviglia o la paura di dover smettere.

Radicofani, la tappa più impegnativa di questo tratto, quella che tutti i pellegrini temono e sognano, quella che mette a dura prova il fisico, fiacca le forze, indurisce le gambe e tenta di frantumare lo spirito non la farò.
Nonostante la sua fama e i 32,5 chilometri di cammino, avrei provato a farla, magari se non avessi retto ne avrei fatto anche solo un tratto, ma almeno ci avrei provato.
Volevo fare la salita di otto chilometri che portano al paese. Lo volevo a tutti i costi.

Io ci avrei provato.
Era da tempo che mi preparavo. Invece sono inchiodata qua.

Lungo il tragitto col pullman per i Bagni di San Filippo dove mi trovo ora, ho visto il gruppo della parrocchia col passeggino; adesso spingono anche un carretto con quella che sembra una cucina da campo. Quanto avrei voluto essere con loro a sputare sangue, sudore e fatica sulla strada, invece che seduta su quel maledetto autobus.

Oltretutto oggi era la giornata ideale.
La temperatura é calata, si aspetta una perturbazione e l'aria si é rinfrescata. Camminare é come passeggiare, te la puoi prendere più comoda, non devi raggiungere la meta nel minor tempo possibile per risparmiarti pochi minuti di sole africano.

Oggi era la giornata in cui avrei potuto raggiungere Radicofani. Oggi c'è l'avrei fatta.

Mi rendo conto che i miei più grandi avversari, più dei chilometri da fare, sono stati il sole e il caldo.
A maggio e giugno puoi adottare una strategia diversa: alzarti ad un orario decente, fare una buona colazione e alle otto metterti in cammino senza fretta. A mezzogiorno puoi fare una sosta di un paio d'ore e finire la tappa più riposato. Non sottoponi il fisico ad uno stress così prolungato.
A luglio ed agosto non si può. Devi alzarti prima dell'alba per camminare col fresco, cercare di macinare più chilometri possibili, ma già alle otto comincia il caldo. Dalle dieci in poi si muore se non c'è ombra, ma devi continuare a camminare, ogni sosta la paghi cara perché il caldo aumenta, le devi centellinare perché devi scegliere se riposarti o patire il caldo. Arrivare a fine tappa alle due ti ammazza.
Ma ci sono tanti che lo fanno, quindi si può.
Non é impossibile, solo richiede qualcosa che io non ho, forse un allenamento migliore o non so che altro.

Sono stata annientata dal caldo che mi ha imposto un ritmo di camminata superiore alle mie possibilità. O anche da una storta quando sono caduta nel fosso o più probabilmente dalla mia impreparazione o dal fatto che non ero super allenata.
Non so cosa mi abbia battuta, ma in questo momento sono arrabbiata, delusa e amareggiata.

Se avessi avuto più tempo, mi sarei presa un giorno di sosta, o quello che mi serviva per rimettermi in forma, poi avrei continuato.
Mi rendo conto che avrei dovuto darmi più giorni per questo viaggio. Anche questo é un errore che pago.

Ieri sera, quando ormai avevo capito che non avrei mai potuto andare a Radicofani a piedi, dovevo scegliere se terminare il mio viaggio a Roma o prendere il pullman per farmi la tappa, e non ho avuto dubbi.
Ho preso quel maledetto autobus per i Bagni di San Filippo sperando che quel poco più di tempo potesse risolvere la situazione. Guardo la mia caviglia mentre scrivo e scuoto la testa. Mi sento come un generale in battaglia che vede la sconfitta avvicinarsi paurosamente, ne sente l'odore acre, il rumore metallico ma cerca di non arrendersi, e come uno sciocco spera ancora.

Sto imparando che ci sono delle leggi della natura che devi rispettare, più forti di te e della tua determinazione e rabbia. Non ci puoi fare niente.
Nel tentativo di trovarmi una giustificazione o forse una misera consolazione, stamattina appena sveglia, mi é venuto in mente che anche Napoleone era stato battuto dall'interno russo. Vittorioso su tutti i campi si era dovuto arrendere al freddo.
Qualcuno di voi penserà che sono un pó megalomane a paragonarmi a Napoleone. Tutt'altro. Se anche lui si é dovuto piegare alla natura, figuriamoci una normalissima donna come me che il massimo della ginnastica che ha fatto é stato andare in palestra per qualche mese e pensa di fare attività fisica perché fa le pulizie.
Ma il pensiero di Napoleone non mi consola. A dire il vero non me ne frega niente. Non é vero che mal comune mezzo gaudio.

Oggi sono venuta col pullman a Fosso Bianco, località di Bagni San Filippo, o qualcosa del genere.
Gli altri pellegrini hanno tentato di consolarmi dicendomi che avrei potuto prendere il pullman per Radicofani, farmi fare il timbro e andare ad Acquapendente, ma non voglio.
Non ho il timbro di Siena perché quando siamo arrivati in parrocchia ci siamo accampati subito e nel pomeriggio, quando sono andata in giro, avevo dimenticato le credenziali dentro lo zaino. Non ho il timbro di Siena ma la tappa me la sono guadagnata. Non voglio il timbro falso di Radicofani. Ci lascio uno spazio vuoto.

Adesso sono qua che mi sto facendo dei fanghi. La signora dal Bed and Breakfast di San Quirico mi ha detto che fanno benissimo per le storte.

Io guardo la mia caviglia e in silenzio piango.




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