Monday, 1 August 2016

I bionici




Ieri sera a San Giminiano abbiamo incontrato dei ragazzi che erano di fianco al nostro bungalow. Mi sorprende quanto sia facile fraternizzare sulla Francigena, forse il fatto di essere accomunati in questa esperienza ti fa sentire gli altri più vicini, o forse é semplicemente l'istinto umano di stare in gruppo.
Non sono mai stata particolarmente gregaria, ma qua é essenziale, almeno per me, e non mi dispiace. 

Fatto sta che abbiamo cominciato a parlare delle varie tappe ed è saltato fuori che anche loro volevano fare le celeberrime tagliate della tappa che arriva a Monteriggioni. 
Dopo un breve consulto con Daniela, il navigatore del gruppo, abbiamo deciso di partire assieme. 

Sveglia alle 4 (neanche per andare a lavorare...) e partenza alla 4.30!

eccoci pronte per partire


Questi ragazzi sono davvero carini e gentilissimi. Molto giovani, alcuni del 1994 come Lorenzo e altri più giovani come le due ragazze tutte acqua e sapone, sono i classici bravi ragazzi tutto studio e pochi grilli per la testa, alcuni di loro vanno anche in chiesa, anche se questo dato per me non è mai stato significativo nel giudicare le persone.
Ci hanno fatto sentire parte del gruppo: quando ci siamo fermati al bar per la sosta mattutina, cioè sulle 7.30, ci hanno preparato il tavolino per tutti assieme.

(Ricordo che mia nonna diceva che quando d'estate andavano nei campi, si alzavano prima dell'alba per lavorare col fresco e sulle 7/7.30 facevano la seconda colazione. Adesso capisco meglio il significato di quello che mi diceva)

Questi sono i classici ragazzi davanti ai quali senti che allora c'è speranza per il mondo. 

Qua finiscono le lodi.

Saranno anche angeli, ma sono bionici. 

E non sto scherzando. Noi tre non ce ne eravamo accorte mentre facevamo due chiacchiere al fresco della pineta di fianco al bungalow, ma c'è bastato un oretta di cammino per scoprilo. 
Vanno fortissimo, peggio dei legionari, sono instancabili, la loro energia é inesauribile e mentre noi arrancavamo per strada uno di loro cantava, forse per tenere alto il morale del gruppo e gli altri tenevano il passo senza apparente fatica. Anche le ragazze, che hanno un visetto fragile e da uccellino smarrito, in realtà sono di ferro.

Mentre sto scrivendo si stanno passando il filo tra le vesciche per curarle, senza fare un lamento di dolore.

Questi qua sono i nipotini dei replicanti di Blade Runner: umani nel l'aspetto ma dentro robotici. Oppure l'ultima generazione di Terminator. 

Ci hanno sfiancato. Col loro passo alle 7.30 abbiamo fatto tappa per un caffè alla località Le Grazie e di buona mattina eravamo a Colle Val d'Elsa che abbiamo attraversato come una furia. 

Finito la variante, abbiamo imboccato la Francigena e preso il percorso ufficiale. 
Io oggi avevo le gambe imballate e faticavo da matti ad andare avanti. Durante una sosta, in cui ne abbiamo approfittato per pianificare l'alloggio di domani sera a Siena (perché non c'è tempo da perdere),  uno di loro ha detto
"Ripartiamo alle 9"
"Che ore sono?"
"Le nove meno sei"

E siamo davvero ripartiti alle nove. 

Il percorso si snodava tra campi coltivati e paesaggi da sogno, lo so che l'ho già detto e sono ripetitiva ma non riesco a definirli diversamente. Ad un certo punto abbiamo capito che non riuscivamo a tenere il loro passo e li abbiamo lasciati andare avanti. 

Nel frattempo noi abbiamo fatto il pieno d'energia mangiando more, mele selvatiche, prugne in quantità industriale in base alla teoria sostenuta da Daniela che quello che è fuori dal cancello di una proprietà privata è di tutti, succhiando i pampini di uva per dissetarci un poco e io ho persino ciucciato dei fiori di erba medica dalla disperazione, perchè non avevo più acqua nella borraccia e la gola arsa dalla sete.

Adesso siamo nello stesso ostello, io sul divano a scrivere il blog e loro di fianco a me a curarsi le vesciche. 

Li sento parlare e mi sembra di essere tornata giovane.





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