Sunday, 14 August 2016

Ground Zero

(Questo post fa parte di una serie di posts che avevo scritto a New York ma che non avevo pubblicato per mancanza della connessione nell'airbnb. Certo, avrei potuto pubblicarli in un altro momento della giornata, quando ci fosse stata la connessione, ma volevo godermi la presenza di mia figlia, quando c'era, e della città. Queste due cose, soprattutto Chiara, hanno avuto la priorità su tutto, facendomi dimenticare tutto il resto.)


Ieri è stata una giornata molto intensa.

Abbiamo visitato diversi luoghi simbolo di NYC, a cominciare dalla sede dell'ONU, Wall Street, Ground Zero, ci siamo sciroppati tre ore in in super mega store in cui la Chiara aveva un extra sconto del 40 per cento oltre ai normali sales di stagione e la sera, dopo aver aspettato circa mezz'ora nella metropolitana fumante di caldo, vapori e odori di tutti i tipi,aver saputo che che la linea era bloccata per qualche motivo che nessuno ha capito, Chiara e Marco hanno organizzato un Uber per tornare a casa (da veri newyorkesi), e siamo usciti tutti assieme per festeggiare i due anni di matrimonio dei nostri fantastici ragazzi. 
Cena in un ristorante greco vicino a casa loro: buon cibo, ottima compagnia, che altro volere dalla vita?
Volutamente non abbiamo fatto nessuna foto, perché dopo una giornata in giro a correre x la città, senza aver avuto la possibilità di farci una doccia o anche solo riposare, eravamo tutti stravolti. 


Ma stamattina, nel silenzio dell'airbnb, prima che la città cominci a vorticare ed io con lei, voglio raccogliere un po' le idee. 

Chiunque vada a NY non può non andare a Ground Zero, non solo per il valore simbolico del luogo, ma perché è un luogo che non so definire in altro modo al di fuori di “poetico”.

Di fianco a grattacieli imponenti che ti fanno sentire una nullità, ad un senso palpabile di denaro e potere sconfinato, ad un chiasso assordante, macchine che strombazzano, sirene e ambulanze a profusione, gente che corre come se dovesse salvarsi la vita, Ground Zero è un'oasi di pace e raccoglimento. 

Lungo il perimetro dove si trovavano le Torri Gemelle hanno costruito un semplice muretto con sopra scritto i nomi di tutte le persone che hanno perso la vita nell'attacco terroristico. 
Niente di superfluo, di sfarzoso o di eccessivo, solo una lista di nomi, tra i quali i visitatori passano in silenzio sfiorandone le scritte, qualcuno si ferma per accarezzare un nome particolare, qualcun altro, forse un famigliare o un amico, mette qualche fiore. 

Così pensavo... Forse in altri tempi o in un altro luogo si sarebbe eretto un monumento proiettato anch'esso verso l'alto intento a far vedere, farsi vedere, a mostrare.

Qua no. 

Quei due buchi giganteschi parlano più di tanti mausolei.

Forse sono il vuoto, la mancanza di tutte quelle vite che mai più si colmerà nelle persone che le hanno amate.
Per tutti i famigliari, amici, conoscenti ci sarà sempre un vuoto, e la città l’ha voluto onorare.

Sotto al muretto con i nomi scorrono migliaia di rigagnoli d'acqua che confluiscono nel buco delle fondamenta delle Torri Gemelle, per poi sprofondare in un cratere che mi ricordava il cratere formatosi dal crollo, o forse è la madre terra.
Mi sembrava che ogni rigagnolo d'acqua fosse una vita spezzata e che tutte si raccogliessero assieme nello stesso destino di morte, per finire nel centro della terra. La loro vita scorreva separata dalle altre per un tratto, per poi unirsi e finire dove è finita: in un cratere scuro, sprofondando nella madre terra.

O forse tutti noi siamo i rigagnoli d'acqua e solo per uno scherzo del destino non siamo lì, o dovunque ciascuno di noi sia, siamo assieme ad ogni altro rigagnolo d'acqua, e la forza è stare tutti assieme, dovunque la vita ci porti.
Non so...

E’ stata una sensazione ipnotica e stranissima.

Mi sembrava strano che per ricordare un destino atroce avessero scelto l'acqua, simbolo di vita, che al posto di un monumento avessero lasciato un vuoto, tra il frastuono della città si sentisse solo lo scorrere lieve dell'acqua che nel caldo soffocante di luglio portava refrigerio, che nel luogo tra una torre e l'altra avessero costruito sentieri scombinati, non netti e lineari, ma spezzati, ciascuno diverso dall'altro, strisce di verde con prato e edera, avessero deciso di piantare alberi che un domani diventeranno imponenti, avessero costruito panchine per riposare e riflettere.
Vita in mezzo al cemento. Vita per ricordare. 

Parlando con una guardia mi diceva che è un luogo molto sad, triste. 
È vero. 

Ma oltre la tristezza, ci ho sentito il coraggio di andare avanti, la volontà di non farsi schiacciare, la determinazione di sconfiggere la paura della morte. 

Mi è sembrato un luogo fatto per emanare forza e coraggio che arrivava a me come le mille bollicine d'acqua mentre ne sentivo la freschezza quando leggevo quei nomi, che mi sembravano vicini anche se non li ho mai conosciuti semplicemente perché italiani, mentre sentivo il fresco delle piante, il riposo delle panchine.

Di fianco al vuoto per non dimenticare, acqua e piante al posto del cemento per testimoniare la capacità e la volontà del popolo americano di rinascere e non lasciarsi sconfiggere.

La vita sopra la morte. 






Su un muro si trova questo bassorilievo che ricorda il sacrificio dei pompieri.

C'è scritto: dedicated to those who fell and those who carry on, dedicato a coloro che sono caduti e a coloro che vanno avanti. 
Non solo il passato, dunque, ma anche il presente e il futuro. Continuare per non dimenticare. 




Nessun luogo è imponente come Ground Zero





No comments:

Post a Comment