Monday, 1 August 2016

Fino a San Giminiano

Gambassi terme-San Giminiano

É quasi sera al Campeggio del Pellegrino e sto scrivendo sul tavolino fuori dal bungalow dove sono alloggiata.

La pineta davanti a me, che corre lungo tutto il dorso della collina, copre parzialmente il sole che sta scendendo alla mia sinistra, ma tra le fronde degli alberi riesco ad intravedere le  torri di San Giminiano sulla collina di fronte.
Si sente solo il rumore delle cicale in questa sera perfetta, con una temperatura invidiabile, calda ma non soffocante, leggermente ventilata.
Si è appena posato un uccello di cui non conosco il nome sul ramo che dà sul tavolino.

Quanta quiete.

Gli ospiti del bungalow di fianco al nostro sono andati a cena. Sono anche loro dei ragazzi giovani, li ho conosciuti perché ho chiesto loro come fare una cosa con l'IPad e sono stati gentilissimi.

Quanti ragazzi giovani sulla Francigena.
Non l'avrei mai immaginato. Pensavo che andassero tutti a Ibiza, Rimini o Mikos, invece ce ne sono tanti. Avrei creduto che fosse una scelta più “matura” ma evidentemente mi sbagliavo.
Quante cose sto scoprendo.

Forse é questo luogo quasi mistico, questa temperatura stupenda di fine sera, il sole che sta scendendo che mi fanno essere più intimista.

O forse è stato il sole di ieri che mi ha cotto il cervello...


Proprio non ce la facevo più...

 In queste foto, invece, forse era ancora mattina presto e io cercavo di darmi un contegno o forse avevo ancora energia a sufficienza per sorridere e farmi fare delle foto.

Adesso viaggio con Angela e Daniela, due ragazze di Roma, nelle foto sopra. Le chiamo ragazze semplicemente perché hanno circa la mia età.
Abbiamo lo stesso passo, cioè ogni tanto ci concediamo una sosta, puntiamo ad arrivare il prima possibile senza sfinirci.
Daniela (nella foto è quella col cappello bianco) é la nostra guida, tiene controllato la mappa della strada e non sbaglia mai. Io sono ben felice di averle lasciato questo impegno e Angela non mi sembra preoccupata di non avere il comando della situazione.

Stamattina ci siamo ritrovate alle 6.30 nella piazza principale di Gambassi per partire per San Giminiano. Ci avevano detto che saremmo stati all'ombra e che ci sarebbero state meno salite. A me sono sembrate parecchie, anche se al fresco è tutta un'altra cosa. Mi rendo conto che a luglio e agosto la strategia migliore é alzarsi di buon mattino e puntare ad arrivare entro l'una o le due. Dopo ci si cuoce. Meglio riposarsi una volta in ostello, finita la tappa.

Definire il paesaggio davanti ai nostri occhi come incantevole é riduttivo: appaga l'anima.

San Giminiano é una gemma su una collina.
L'abbiamo vista da lontano che si stagliava all'orizzonte, imponente con le sue torri, rassicurante col suo profilo massiccio.
Immagino nel medioevo come doveva apparire al visitatore: forte e ricca, sicura e un centro di vita.






Io però mi chiedevo come potesse essere che salivamo, salivamo, salivamo e non scendevamo mai e San Giminiano fosse su una collina.
Ancora adesso non me lo spiego.

Comunque poco dopo le 11 siamo arrivate e abbiamo varcato la porta d'accesso alla città.
Abbiamo preso possesso di quello che ci era sembrato il posto migliore: una piazzetta subito dopo la porta, con due panchine all'ombra e la fontanella per dissetarsi. Dopo venti minuti abbiamo visto il gruppo dei legionari con passo spedito e deciso entrare alla conquista della città.
Noi intanto, da vecchie babbione, ci eravamo tolte zaino, scarponi e calze, messe le infradito e ci sentivamo a casa.

Daniela, la bancaria di Roma, ha cominciato a darsi da fare per sapere tutte le informazioni per la tappa di domani. É di circa 28 km ma ci avevano detto che si può accorciare.
Una volta arrivata in un posto devi cominciare a pensare alla tappa successiva.
Ovviamente devi far conoscenza con i locali, cioè i due uomini sulle panchine di fianco a noi. Ovviamente, se chiedi la strada a due uomini, questi si mettono subito a discutere perché ognuno sa una strada migliore dell'altro. “si tu va destra, dopo tu prendi quella strada lá e arrivi prima” “nun é vero. Va di là che nun sbagli”.

Dopo circa un quarto d'ora di conciliabolo, ci é sembrato che il Professore, chiamato così perché insegnava a giocare a biliardo, fosse più ferrato e Daniela si è fatta spiegare tutto.
Nel frattempo sono tornati Cesare e il suo gruppo perché quello era l'unico  punto con l'acqua.

Ho notato che c'è una grande solidarietà tra pellegrini, basta dire “Fai la Francigena?” per qualificarti subito come “vicino”, in più io avevo fatta una tappa con loro. É stato naturale fare due chiacchiere.
L'argomento di conversazione tra i pellegrini é abbastanza stereotipato “da dove sei partito oggi, com é stata la tappa di ieri, domani dove vai?”, insomma tutte cose abbastanza normali.

Noi però avevamo una notizia bomba: la possibilità di accorciare il percorso.

Del gruppo ha parlato solo Cesare, gli altri si sono appoggiati al muretto e hanno chiacchierato tra di loro.

Domani dove andate, ha chiesto Daniela.
“Monteriggioni”
“Fate la normale? Sono circa 28 km”
“Si”
“Noi facciamo la variante per Colle Val del’Elsa, si taglia fuori qualche chilometro.”
“Ah”
“Voi non tagliate?”
“Si, forse”
“Per dove?”
“Si chiama bus”.



Scene da Francigena; i panni stesi ad asciugare in modo da averli pronti la mattina dopo.



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