Monday, 1 August 2016

Certi luoghi

Sto scrivendo dal camping del pellegrino di San Giminiano dove sono arrivata oggi.
Non è stata una tappa impegnativa, meno di 15 chilometri, forse per lasciar godere appieno di quella meraviglia assoluta che è la cittadina di San Giminiano e il paesaggio che lo circonda.
Oggi ho potuto godere appieno delle bellissime colline toscane con i suoi crinali dolci, pettinati da filari di viti, olivi, boschetti, file di cipressi. Uno spettacolo assoluto in cui natura e duro lavoro dell'uomo si fondono in una perfezione unica, fatta di quiete, amore e rispetto. E qua e là, l'uomo ha voluto mostrare la bellezza di cui è capace inventando borghi, chiese, pievi millenarie che lasciano senza fiato, testimoni di un passato che non è passato, ma vivo in mezzo a noi.

E’ pura bellezza.

Cosi, mentre camminavo, non potevo non fare un confronto con New York, coi suoi grattacieli impressionanti, torri altissime, cemento e acciaio, lusso e denaro, potere e fretta, rumore e folla, poi mi ritrovo qua e vedo boschi e campi coltivati, case di pietra secolari, capitelli intagliati a mano, pievi secolari e strade silenziose su cui risuonano solo i tuoi passi, senza asfalto, rumore alcuno, solo pochi pellegrini e ogni tanto qualche persona che ti saluta e si ferma a fare due chiacchiere con te, quasi sorpreso dall’Interesse e movimento attorno alla Francigena. In questo giornate c'è un silenzio tale che potresti sentire il rumore dei tuoi pensieri, se non fossi costretto ad andare avanti per raggiungere la tappa successiva. Mi sembrava di aver fatto un salto in dietro nel tempo, dal futuro prossimo al passato più remoto, e non so quale preferire.

Non so cosa sia, forse l'influsso di questi luoghi magici e millenari, ma devo dire anche un'altra cosa. Un po mi vergogno di essermi lamentata così tanto della tappa di ieri. In fondo io cammino con lo zaino sulle spalle e arrivo ad un punto di sosta la sera, mi posso rifocillare, riposare, fare una doccia.
Oggi, davanti a questo boschetto dal quale scrivo, io mi sento di dover pregare, per la prima volta dopo tanti anni, non Dio, che so non esserci, ma quel Qualcuno che spero ci sia e guardi i nostri passi.
Sento di voler pregare per tutte quelle migliaia di persone che fuggono dalle loro terre, affrontano camminate ben più impressionanti di questa mia, giungono a noi stremati con bimbi piccoli (non oso immaginare come abbiano potuto fare, io penso che mi lascerei morire) e ci sorridono.

A tutti quei “pellegrini” di terre e fedi lontane, dedico questa mia fatica, sperando che nessuno più sia costretto a camminare giorni, settimane intere, senza sosta e sotto il sole o il mare in tempesta, ma possa solo scegliere di farla

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