Saturday, 30 July 2016

Terzo maledetto giorno

Adesso sono seduta al fresco dell'ostello Sigerico a Gambassi Terme e forse riesco a ragionare diversamente dopo una doccia e un po di riposo, ma oggi è stato devastante.

La tappa in sè non era così impegnativa, circa 27-29 km a seconda della guida, ma mi sono resa conto che non è solo il chilometraggio a definirne la difficoltà.
Altre cose contano, e parecchio, ad esempio il sole di fine luglio che sfianca qualsiasi guerriero.
In ostello ho ritrovato Cesare e i suoi legionari e anche loro hanno confermato che è stato micidiale.

Figuriamoci per una come me.

Abbiamo attraversato un paesaggio che tutti definiscono meraviglioso, le famosissime "rolling hills" della Toscana, le colline rotondeggianti che si estendono a perdita d'occhio, ricoperte di vigneti, uliveti, campi coltivati alla perfezione, casupole da sogno incastonate tra boschetti di cipressi, alberi secolari che fanno ombra al viandante... (Cioè, questo dall'ombra al viandante era una storiella che mi bevevo prima di oggi in cui di ombra ne ho vista ben poco, ma sorvoliamo...)
Purtroppo io non ho visto nulla di tutto ciò.

Forse è semplicemente il terzo giorno, momento fatidico di svolta di cui avevo sentito parlare nei blog, cioè la giornata in cui si concentrano le stanchezza dei giorni precedenti e non si è ancora preso il ritmo del cammino.

Spero che sia solo questo e che domani vada meglio.
Sono solo 14.5 chilometri, praticamente una passeggiata.

Oggi invece, con lo zaino che mi tagliava le spalle, la stanchezza nelle gambe, il sole a picco che ti fa bramare per un goccio d'acqua e se la trovi la sudi subito dopo e ti ritrovi di nuovo con la stessa sete, il camminare per discese e salite, poi ancora salite e altre discese, la visione di queste colline tutte uguali, all'infinito era sconfortante. Mi sembravano un mare di colline, un oceano di colline tutte uguali e tutte da superare, e non vedevo il porto in cui andare.

Per cinque chilometri mi dicevo che dietro a quel poggio ci sarebbe stato una discesa all'ombra, invece trovavo solo sole e un'altra collina davanti e me. Cercavo di andare avanti, di non far vedere la stanchezza per non intralciare i miei compagni di viaggio, ma è stata durissima.

Ad un certo punto mi sono fermata, stremata, senza più forze e ho detto "Io mi fermo qua. Adesso!" ma le due romane con cui ho fatto il cammino oggi mi hanno detto "fermiamoci più avanti che c'è ombra".
Questa parola mi ha ridato le forze.

C'era un gruppetto di pini sotto cui avevano costruito una lastra di cemento che celava forse qualche conduttura. Ho tolto scarpe e zaino, un sollievo unico, e mi ci sono sdraiata sopra. Sotto di me avevo un letto di aghi di pino ma in quel momento mi sembravano un materasso di piume.

Mi sembrava di non aver mai riposato meglio.

Poi siamo ripartite.

Eravamo talmente stanche e bisognose di qualsiasi cibo che abbiamo fregato dei pomodori datterini lungo il cammino e abbiamo cominciato a mangiare le more.
Io, mentre le stavo raccogliendo, ho spostato il piede per raccogliere quelle mature che stavano più in alto e sono finita in una fossa piena d'acqua puzzolente fino alla coscia. Mi hanno aiutato a tirarmi fuori e mi sono cambiata le scarpe, pantaloni e tutto il resto. Per fortuna che avevo quelle da ginnastica di riserva.

L'istinto, quando sono caduta, mi ha detto di proteggere il viso e adesso ho il braccio destro tutto graffiato dai rovi.

Dovrei anch'io aver superato il punto critico, il maledetto terzo giorno, e spero che...sono convinta che domani andrà meglio. Mi aspetta San Giminiano, la città delle torri.
Non vedo l'ora di vederla.



Voglio pubblicamente ringraziare quella persona squisita che ci ha regalato una sosta lungo il cammino, ci ha dissetato e ci ha riconciliato col mondo. Grazie di cuore


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