Friday, 29 July 2016

Il bisogno aguzza l'ingegno





un pezzo di tratto dell'antica strada Romana, poi diventata Francigena
Ieri sera in ostello ho conosciuto un gruppo di sei ragazzi del 1994, la stessa età di Lorenzo. Parlando con loro, ho scoperto che la mia mappa dava come percorrenza per arrivare a San Minato 29 km mentre la loro 23 o 26 secondo Google maps.
Mi sono detta che anche solo tre chilometri in meno erano abbastanza per convincermi a stare con loro. 

Senza troppi formalismi li ho informati che mi sarei aggregata al gruppo.

Sembravano tipi innocui, invece marciano come una legione romana alla conquista delle Gallie. 
Il loro campetto, che non a caso di nome fa Cesare, ha imposto una tabella di marcia impressionante.
Ritrovo è partenza alle 5.30. Io ovviamente ero già pronta. Non potevo permettermi di lasciarmi sfuggire questa opportunità. 
Abbiamo raggiunto Fucecchio, distante ben 15 km alle 10.30 senza aver fatto sosta alcuna. 

A dire il vero gli altri del gruppo si lamentavano un poco, ma Cesare, da vero comandante, non ha fatto sconti a nessuno
"Cesare non ci fermiamo?"
"Zitto che siamo appena partiti"
"Cesare, ho fame"
"Ma stai zitto che sei grasso"
" Cesare quanto manca?"
" Ma che rompicoglioni che sei"
Ovviamente io sono stata zitta e muta per tutto il percorso.     

Ad un certo punto, Cesare si è confrontato con il suo luogotenente per decidere sul percorso. Gli altri quattro non sono stati nemmeno presi in considerazione, per non parlare di me che ero a rimorchio. 
È' stato il luogotenente a dare la brutta notizia alle truppe.

"Dunque, c'è una salita, una bella salita, ma dopo ci riposiamo"
"Perché non ci riposiamo prima?"
"Perché è meglio così"

Sebbene grondate di sudore, assetata, con le gambe di marmo, il peso dello zaino che mi tagli le spalle, non ho potuto non notare le bellezze di Fucecchio. Avrei fatto volentieri delle foto, ma il Grande Cesare non aveva tempo per queste amenità, perciò non ho nessuna foto. 

(Poi dal tablet non riesco a caricarle...)

Dopo 20 minuti esatti di sosta, abbiamo ripreso il cammino, direzione San Miniato, la fine della tappa odierna. 
Da bravo condottiero, Cesare è andato un'esplorazione del territorio, cioè ha attaccato bottone con la tabaccaia in vena di chiacchiere. Praticamente è saltato fuori che dopo 5 Km avremmo dovuto prendere un tratto di strada statale piena di camion, senza marciapiede e sotto il sole. Mentre  la tabaccaia cercava di convincerci a non farla, è entrato un vigile urbano. Lei ha subito chiesto manforte per dimostrarci che aveva ragione.  Il vigile ci ha scrutati tutti, ha scosso la testa e ha  sentenziato "No! Troppo pericoloso. Prendete il pullman".

La legge è legge... e ci siamo rassegnati al pullman. 

Oltretutto nessuno aveva i biglietti e abbiamo fatto il tragitto gratis. 

Dopodiché mi sono fatta da sola i restanti sei km per raggiungere il posto dove avrei trascorso la notte: il convento dei francescani di San Miniato alto, perché i ragazzi si fermavano a San miniato basso. 
 Morale, neanche a l'una ero sdraiata al fresco sul mio letto. 

Un sogno





 Lunga l'ultima salita, ma ecco cosa può fare una doccia


L'Ostello di san Francesco a San Minato, un luogo senza tempo

 
Per non parlare del borgo: un incanto





Lo stradello della Francigena che ti porta a San Minato Alto dove avevo prenotato l'ostello: è sotto il sole e il caldo, ma se giri lo sguardo questo è quello che vedi

 

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